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È il rapporto tra gli oggetti ei propri simboli costituitivi, tra la cosa e la sua ombra, tra la rappresentazione ed i suoi elementi, il filo che ci guida attraverso le opere di Marta Colombo. Il simbolo, con la sua forza espressiva, con la sua metafora del "dire insieme" viene esplorato dall'artista in differenti maniere: a volte si lascia trasportare dall'espressività calligrafica della lettera alfabetica (e ricordiamo che l'alfabeto introduce ad una doppia metafora: da un lato la metafora della parola che definisce l'oggetto, dall'altra l'astrazione che fa corrispondere ad una determinata forma calligrafica quel determinato concetto), altre volte è l'ombra che l'oggetto traccia a divenire simbolo, giocando con le dimensioni, la sfumatura dei contorni, la luce. Oppure è il rapporto che si instaura tra oggetto tridimensionale e linee e caratteri bidimensionali ad essere indagato, alla ricerca degli elementi costitutivi. In tutti i casi la cura formale che l'artista pone nella realizzazione delle proprie opere non risulta mai fine a sé stessa, ma è sempre destinata a porci domande ea lasciar vagare il nostro pensiero, verso quell'altro-da-sé cui il simbolo, sempre, necessariamente, immancabilmente, costitutivamente, rimanda. Aldo Torrebruno |
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UN VIAGGIO TRA LE CITTA' DEI SEGNI Le tracce di segni sulle superfici, città immaginarie, che sorgono dal segno e si fanno parola, segno che diviene astratto e mutevole fin quasi a negarsi e poi torna potentemente, diviene trama e come tale torna alla città: molti sono i fili e le suggestioni visive che si intrecciano in questa collettiva microRoom. Si inizia con i segni di Francesca Modotti, con la loro fisicità, con la loro granularità che sembra invitarci a sfiorarli, a sentirne la consistenza sotto le dita, per passare poi alle città di Fulvio Dot, alle sue case lunghissime che sembrano essere in cerca di fondamenta che non ci sono, e che sfumano in segni che diventano parole. La stessa parola scritta che perde il suo significato ed entra in gioco solo come significante, e quindi ancora come segno, nell'opera di Gian Luca Maggiani, fa da confine e al contempo da contraltare - con la sua nitidezza bianca e nera - al gioco di segni fragili appena intellegibili che le parole circondano. Fragilità ed instabilità che ci conducono alle mutevoli sculture di Maffia Rocca: in questo caso il segno è cangiante, pronto a modificarsi sotto i nostri occhi, sensibile all'ambiente che lo può trasformare. Il processo di astrazione si compie grazie a Rita Mari: se da un lato il segno, pixelato, finisce col perdere ancora una volta una sua intelligibilità significativa, dall'altro diviene trama, una trama quasi biologica, una corteccia d'albero, quegli stessi alberi che, con Silvia <b>...</b> |
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Forse no, non le sappiamo cogliere, tutte le allusioni che rimandano alla storia e alla civiltà del Messico presenti in queste opere. Il Messico è infatti il paese in cui l'artista, Xulio Rodriguez, vive e lavora, e certo è che, se sceglie di intitolare una serie "Fuckin' Patria", ci sarà pure una ragione. Di sicuro, anche se sembra blasfemo soprattutto se detto da una persona che allo studio dell'arte ha dedicato parte della sua vita, non sempre dobbiamo conoscere tutti i minimi dettagli che stanno dietro un'opera d'arte per poterla amare. Fortunatamente, infatti, i livelli di lettura si accumulano e si arricchiscono a vicenda: può così capitare che ci possiamo appassionare a un patrimonio artistico totalmente differente dal nostro, come quello arabo o quello degli aborigeni australiani, pur non conoscendone i presupposti concettuali. Non è comunque questo il caso delle opere di Xulio Rodriguez: questi colorati quadretti parlano una lingua universale, quella dei fumetti e della street art, così come universali sono le sensazioni che veicolano. Colpisce soprattutto lo stridere che si viene a creare tra i colori gioiosi e le lacrime, simbolo universale di dolore, presenti sui volti di questi personaggi. E colpisce inoltre il fatto che la scelta dell'artista di adottare un linguaggio figurativo apparentemente semplice e infantile non gli impedisca di arricchirlo con simbologie colte e significati complessi. Che poi siano ancora tutti da decifrare, tanto di guadagnato per <b>...</b> |
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Katherine Jacqueline Bottellini | microSpace 01.03-01.04.2012 La convulsa bellezza della vita La nostra mente viene solleticata al livello più vivo e intuitivo da questi volti. Il tipo di rappresentazione vuole svincolarsi da qualsiasi valenza di racconto o di illustrazione/narrazione dando più spazio alle sensazioni e all'istinto definito dallo stravolgimento formale delle immagini stesse. Bacon diceva: "Io voglio deformare le cose al di là dell'apparenza, ma allo stesso tempo voglio che la deformazione registri l'apparenza" Anche nelle trasposizioni dell'artista Bottellini non vi è una cancellazione della figura, una negazione dell'uomo ma vi è piuttosto una restituzione di esso in maniera tormentata, cruda, quasi un eccesso di verità che si trasforma in ricerca di emozione. L'intento primario sembra essere lo sviscerare una materialità alienata dalla solitudine al di là del raggiungimento della bellezza formale, non ci si limita all'apparenza estetica ma vi è pura ammissione di un' umanità dolente attraverso volti carichi d'urgenza espressiva, immagini isolate su un fondo neutro a volte figure decentrate nel layout immaginativo della realtà, che hanno ancor più il valore del vissuto, hanno ancor più corpo dell'istinto, danno forma agli interrogativi sull'origine degli stimoli più profondi, danno voce alla convulsa bellezza della vita. Presentazione | Antonia Guglielmo Curatela | Anna Epis |
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La contaminazione tra linguaggi visivi, materiali eterogenei, fotografie che simulano collages, segni, disegni e dipinti che mutano la nostra percezione dello spazio, rendono Ale Senso un'artista che non possiamo che definire eclettica: qualsiasi altra definizione le farebbe torto. I luoghi dimenticati presso cui si reca in visita si arricchiscono di immagini che, come presenze simboliche o fiabesche, tornano ad abitarli. Questo però non è tutto: l'artista crea un nuovo ordine, attraverso la fotografia che immortala sapientemente zone circoscritte, lasciando fluire la nostra attenzione sul rapporto tra disordine e ricerca formale e ci fa giungere ad un equilibrio studiato meticolosamente e assolutamente, paradossalmente, estetico. Non mancano i riferimenti colti che si mischiano al pop: gli angeli giotteschi che animano alcune stanze divengono poi graffiti dal carattere fumettistico, che riflettono l'ideale estetico di corpi sottili e perfetti e li rendono più reali dell'idea che rappresentano. Ale immortala e ridona dialogo a questi spazi fatiscenti, che si rigenerano attraverso la sottile bellezza inedita: invisibile ai più, ma pronta a rivelarsi a chi si lascia guidare senza alcun pregiudizio. Anna Epis |
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Il diario di Anna | 129 stelle strappate La scelta di inaugurare la nuova collana di ebook di microbo.net con il progetto Bereshit di Valentina Carrera, così come l'idea di proporre questo primo libro in occasione del Giorno della Memoria non sono casuali. Non a caso, del resto Bereshit è la parola con cui inizia l'antico testamento, il principio di tutto, l'inizio del libro che raccont al'inizio, ciò che i primi filosofi avrebbero chiamato l'arché. MicroeBook è il nuovo progetto di microbo.net, che - sempre nell'ottica di offrire massima diffusione con gli strumenti della Rete alle arti visive e agli artisti - propone monografie su progetti artistici personali o collettivi con un tema di forte interesse, che sia capace di stimolare la nostra riflessione. Per questo motivo abbiamo scelto una data ed una mostra dai fortissimi significati simbolici: il Giorno della Memoria è un giorno speciale, soprattutto oggi, quando oramai più di sessant'anni ci separano da quei fatti tremendi, dal sonno della ragione che ha permesso il proliferare della follia nazifascista. Proprio questa distanza temporale rende ancora più necessario, in un'epoca come la nostra, fortemente attraversata da pulsioni contro l'altro-da-sé, ricordare, e ricordare con forza. E non solo ricordo e memoria, ma soprattutto riflessione su ciò che l'uomo ha potuto fare, su ciò che non sarebbe mai più dovuto accadere e con cui invece troppo spesso ci dobbiamo - in altre, varie e nuove forme - confrontare. E allora <b>...</b> |
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